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domenica 8 novembre 2026

Prospettive Future

Il commento, il caso Kaabouri e le ambizioni di Alleanza Verdi e Sinistra

Thiene, Strasburgo e il metodo Kaabouri

Tre prese di posizione in undici mesi, ognuna più rumorosa della precedente. Viene il sospetto che il consiglio comunale di Thiene sia diventato una rampa di lancio, e che il partito di Fratoianni e Bonelli lo sappia benissimo.

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Alaeddine Kaabouri, Consigliere comunale di Thiene
Alaeddine Kaabouri, Consigliere comunale di Thiene
«Siamo tuttə Youssef Siher»

Il copione delle condivisioni social

Ci sono consiglieri comunali che misurano il proprio operato in marciapiedi rifatti, corse d’autobus e bilanci approvati, e altri che preferiscono misurarlo in condivisioni social. Alaeddine Kaabouri, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra a Thiene, ha scelto con convinzione il secondo metodo. Nel dicembre 2025 scriveva «Io sto con Mohammad Hannoun», arrestato con l’accusa di finanziare Hamas, e il sindaco Michelusi, nella cui lista era stato eletto, gli revocava le deleghe. Il 25 ottobre ha pubblicato due messaggi di sostegno a Youssef Siher, fermato come amministratore dei canali del «Movimento 17 ottobre». Il 2 novembre, dopo una settimana di richieste di dimissioni, ha ribadito «Io sto con Youssef Siher» e ha definito «politicamente vergognoso» il comunicato di chi gli chiedeva un passo indietro. A ogni puntata il copione resta identico, e cambia soltanto il nome dell’indagato che difende.

Garantismo a mezzo social

Il 28 ottobre la gip di Milano ha rimesso Siher in libertà, ritenendo che mancassero gravi indizi di colpevolezza; l’indagine prosegue, e la presunzione d’innocenza vale per lui come per chiunque. Proprio per questo colpisce che un consigliere comunale senta il bisogno di farsene portavoce a ogni nuova inchiesta, come se le garanzie dello Stato di diritto avessero bisogno del suo profilo Instagram per funzionare. La giudice, del resto, ha deciso senza aspettare i suoi post instagram.

Da Thiene a Strasburgo?

A questo punto viene il sospetto che Thiene gli stia stretta. Il percorso, del resto, ha un precedente illustre: nel 2024 AVS ha portato a Strasburgo Ilaria Salis, trasformando una vicenda giudiziaria in una candidatura bandiera. Chi osserva con quale regolarità Kaabouri finisca al centro dei casi nazionali, e con quanta cura ne alimenti la risonanza, può chiedersi se il consiglio comunale thienese sia per lui soltanto una tappa, e se il prossimo «io sto con» venga scritto pensando già alle liste per le europee. Se così fosse, i thienesi meriterebbero di saperlo prima di tornare a votare.

Il piede in due scarpe

Il partito, intanto, tiene il piede in due scarpe. Carlo Cunegato, capogruppo di AVS in Consiglio regionale, e Carlo Fontana, segretario provinciale di Sinistra italiana, hanno scritto «Non siamo tutti Youssef»; nella stessa nota hanno definito l’inchiesta la ricerca di un capro espiatorio. Prendere le distanze dal consigliere quando la polemica diventa nazionale e condividerne la tesi quando serve parlare all’elettorato più radicale è un equilibrismo che a Roma, dove AVS aspira a guidare il campo progressista, prima o poi dovrà essere sciolto. Fino ad allora il conto lo pagano il sindaco e la sua maggioranza, rimasti soli a chiedere le dimissioni di un consigliere che il suo partito si limita a correggere a mezza voce.

Il rumore e le poltrone

Il Vicentino ha costruito la propria storia amministrativa su una cultura popolare e liberale che giudicava gli amministratori dalle opere e diffidava dei proclami. Fare rumore senza contenuti può bastare per guadagnare un titolo, qualche migliaio di follower e magari un posto in lista. Governare una città richiede saper fare un altro mestiere, e chi usa il seggio acquisito come scorciatoia verso una poltrona più comoda dovrebbe ricordare che gli elettori di sinistra, come ricorda anche la Sindaca di Genova Silvia Salis, hanno la memoria lunga.

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