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domenica 8 novembre 2026

Prospettive Future

Provincia di Vicenza

MAB Colli Berici: un marchio che non basta senza vere risorse

La candidatura dei Colli Berici a Riserva della Biosfera Unesco è arrivata a Parigi tra le spaccature dei Consigli comunali. Senza investimenti concreti e con il timore di nuovi vincoli, il marchio rischia di rivelarsi un’occasione mancata.

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Logo uffiiciale del programma MAB Unesco

La candidatura del MAB Colli Berici a Riserva della Biosfera Unesco è stata ufficialmente inviata a Parigi alla fine di settembre 2026, ma lascia dietro di sé una profonda spaccatura tra le amministrazioni locali del Vicentino. Trasformare l’area berica in un marchio di sostenibilità senza garantire risorse finanziarie certe e senza un piano strategico condiviso con il comparto agricolo rischia di essere un’operazione d’immagine poco utile al territorio e fortemente divisiva.

Il programma intergovernativo Man and the Biosphere (MAB), istituito dall’Unesco nel 1971, nasce per promuovere un equilibrio sostenibile tra presenza umana e tutela ambientale. Nel Veneto il riconoscimento non è una novità: ne fregiano già territori con forme di tutela consolidata, come i Colli Euganei, il Delta del Po e il Monte Grappa. La possibilità di aggiungere una nuova certificazione ai Colli Berici rappresenta sulla carta una vetrina d’attrattiva, ma la vera questione è se questo strumento sia sufficiente a rispondere ai bisogni reali dell’area.

Cos’è la candidatura MAB Colli Berici

L’ente promotore del progetto è l’IPA Associazione Comuni Area Berica, presieduta dal sindaco di Villaga Eugenio Gonzato. La proposta coinvolge originariamente 24 municipi dell’area IPA: Agugliaro, Albettone, Alonte, Arcugnano, Asigliano Veneto, Barbarano Mossano, Brendola, Campiglia dei Berici, Castegnero, Grisignano di Zocco, Grumolo delle Abbadesse, Longare, Lonigo, Montegalda, Montegaldella, Nanto, Noventa Vicentina, Orgiano, Pojana Maggiore, Sarego, Sossano, Val Liona, Villaga e Zovencedo.

Per ragioni di continuità geografica ed ecologica, il perimetro è stato esteso ai Comuni di Altavilla Vicentina e Montecchio Maggiore, oltre al coinvolgimento del Comune di Vicenza per la condivisione di progettualità turistiche. Il percorso ha ricevuto il sostegno formale della Regione Veneto attraverso una delibera della Giunta regionale approvata il 23 settembre 2026 e promossa dall’assessore vicentino Marco Zecchinato.

L’iter preliminare e lo studio di fattibilità, avviati nel 2023, sono stati accompagnati da qualche incontro. Incontri, va detto, di cui la pubblicità non sempre ha saputo coinvolgere tutti i protagonisti. Il momento decisivo è arrivato ad agosto 2026, quando ai Consigli comunali è stato chiesto di approvare entro la fine di settembre la delibera di adesione. A fronte di un dossier tecnico di oltre 500 pagine dedicato all’analisi del territorio, le amministrazioni si sono trovate a decidere sulla candidatura senza disporre di un piano operativo dettagliato sulle strategie e sulle risorse future.

I Comuni spaccati sul territorio

La rapidità richiesta per l’approvazione ha generato forti perplessità e ha spinto il dibattito fuori dalle sedi istituzionali, accendendo il confronto nell’opinione pubblica locale. Se una parte dei municipi ha votato a favore della candidatura senza ostacoli, sul versante occidentale del comprensorio si sono verificate defezioni decisive.

Uno dei primi comuni a votare la delibera è stato proprio Villaga, il comune del Presidente dell’Ipa, dove i favorevoli sono riusciti a superare i contrari con poco margine.

Altavilla Vicentina, invece, è stato il primo Comune a votare contro la candidatura già a fine agosto 2026, sfilandosi dal progetto con il sostegno dichiarato dell’onorevole Sergio Berlato di Fratelli d’Italia. Nel mese di settembre, il Consiglio comunale di Sarego ha stralciato all’unanimità il provvedimento dall’ordine del giorno in seguito ai dubbi sollevati dalla sindaca sulle possibili ripercussioni per le attività produttive. A Lonigo la delibera non è stata posta in votazione per la mancanza del numero legale, causata dall’uscita dall’aula dei consiglieri motivata dall’insufficiente livello di approfondimento.

I comuni fuori, quindi, sono più di uno: Altavilla Vicentina, Sarego, Brendola, Montecchio Maggiore e Lonigo; la cosiddetta “fetta ad ovest”.

Le preoccupazioni

Le critiche avanzate dalle comunità locali, i consigli comunali e dalle associazioni di categoria si concentrano sulla percezione di firmare una cambiale in bianco. Tra i punti contestati figurano la gestione accentrata del progetto, la scarsità di informazioni concrete sui programmi gestionali e l’assenza di un effettivo confronto preventivo con chi vive e lavora sul territorio.

I timori principali sono stati espressi dai rappresentanti del mondo agricolo e venatorio, preoccupati per l’eventualità che il riconoscimento MAB possa tradursi nel tempo in nuovi vincoli normativi o limitazioni operative. I promotori del comitato di gestione — la cui governance prevede un organo di 16 membri — hanno rassicurato i soggetti coinvolti ricordando che la qualifica MAB non introduce direttamente nuovi vincoli di tutela paesaggistica, ma avvia un periodo di sperimentazione decennale finalizzato ad attrarre finanziamenti per progetti di sviluppo sostenibile.

Tuttavia, l’esperienza amministrativa dimostra che l’avvio di percorsi di tutela o di valorizzazione turistica spinge spesso gli enti superiori — Regione, Stato ed Unione Europea — ad aggiornare i piani d’area inserendo vincoli di salvaguardia più stringenti. Va inoltre considerato che altre realtà venete inserite nella rete MAB, come i Colli Euganei o il Delta del Po, disponevano già di strutture di Parco Naturale Regionale e di un’infrastruttura turistica consolidata. Per tali contesti il marchio Unesco rappresenta un elemento di riqualificazione, mentre per i Colli Berici viene proposto come punto di partenza senza che vi siano gli stessi presupposti di partenza.

Servono investimenti reali

I sostenitori della candidatura evidenziano che il marchio Unesco costituisce una vetrina internazionale capace di promuovere l’ecoturismo e favorire la creazione di reti tra amministrazioni. Si tratta dell’obiezione più rilevante mosso a difesa del progetto: il MAB come volano d’attrazione.

Tuttavia, non è certo che l’opportunità teorica di attrarre visitatori non compensi i limiti strutturali dell’iniziativa. Il marchio MAB non garantisce di per sé l’assegnazione di fondi pubblici diretti, poiché l’arrivo di risorse finanziarie resta subordinato alla capacità del comitato gestore di intercettare bandi ed erogazioni straordinarie. I Colli Berici non vivono prioritariamente di turismo, ma si reggono su un’economia agricola storica che presidia il paesaggio e garantisce la tenuta idrogeologica delle colline.

Capire se nei prossimi dieci anni prevarranno i vantaggi promozionali o i condizionamenti burocratici rimane il vero interrogativo sul tavolo. Ai Colli Berici non serve un semplice bollino reputazionale approvato a maggioranza risicata nei municipi e contestato dalle categorie economiche. Per competere con le altre aree collinari venete occorrono finanziamenti ordinari e diretti per l’agricoltura, interventi sulle infrastrutture e una pianificazione urbanistica condivisa. Senza queste garanzie economiche, la candidatura rischia di trasformarsi in una vetrina formale che non porta benefici concreti a chi lavora sul territorio.

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