Salta al contenuto

domenica 8 novembre 2026

Prospettive Future

Polonia

Polonia e Il Tribunale di nessuno

Peggiora la crisi del Tribunale costituzionale polacco, un giudice sospende i vertici e la polizia antisommossa protegge l’edificio. La crisi rappresenta dieci anni di nomine irregolari e di veti che hanno ostacolato l’indipendenza dell’organo.

Condividi
Polizia schierata davanti all’edificio del Trybunał
Polizia schierata davanti all’edificio del TrybunałRadek Pietruszka

Nel tardo pomeriggio del 30 ottobre, davanti alla sede del Tribunale costituzionale di Varsavia, si è arrivati a un nuovo scontro sul controllo della più alta corte polacca. Una disputa che va avanti da anni e che coinvolge direttamente le istituzioni del Paese.

Anna Korwin-Piotrowska è un giudice ordinario con una lunga carriera alle spalle. A marzo il Sejm, la camera bassa del Parlamento, l’ha eletta giudice del Tribunale con i voti della coalizione di centro-destra, guidata da Donald Tusk.

Una norma interna prevede che, in determinate circostanze, la guida della corte passi al giudice con maggiore anzianità di nomina. Korwin-Piotrowska, la più anziana tra i giudici nominati dall’attuale maggioranza, ha invocato questa disposizione per sospendere per un mese il presidente Bogdan Święczkowski vicino al PiS, il partito della destra conservatrice al governo fino al 2023. Si è quindi assunta la guida dell’istituzione.

La situazione è rapidamente degenerata. È intervenuta la polizia in assetto antisommossa, mentre i giudici nominati dalla maggioranza attuale sono entrati nell’edificio.

All’esterno si sono radunati soprattutto sostenitori del PiS ed esponenti della destra, tra cui Jarosław Kaczyński, storico leader del partito. La polizia ha mantenuto il controllo degli accessi. Tusk ha difeso l’operazione, definendola necessaria per ripristinare lo Stato di diritto. Il PiS e i suoi sostenitori l’hanno invece descritta come un’occupazione forzata.

Le origini della crisi

Nel 2015 la maggioranza uscente di Piattaforma Civica, il partito di centro-destra di Tusk, cercò di nominare cinque giudici del Tribunale, inclusi due posti che si sarebbero liberati solo dopo l’insediamento del nuovo Sejm.

Il PiS, formazione di destra conservatrice, vinse, dichiarò nulle le nomine e il presidente Andrzej Duda rifiutò di ricevere i giuramenti. Il nuovo Parlamento allora nominò cinque giudici, che prestarono rapidamente giuramento. Lo stesso Tribunale stabilì che tre delle nomine della vecchia maggioranza erano valide e due no, quindi tre delle nuove nomine PiS risultavano irregolari.

Il governo impose comunque i propri giudici, cambiò le regole di funzionamento e affidò la presidenza a figure vicine al partito. Negli anni successivi estese il controllo: i membri del Consiglio della magistratura furono eletti dal Parlamento, furono introdotte procedure disciplinari che potevano essere usate in modo selettivo e l’età pensionabile fu abbassata per facilitare il ricambio.

I veti e la risposta del governo Tusk

La Commissione europea e la Corte di giustizia dell’Unione europea hanno contestato le riforme del PiS. I fondi europei sono stati bloccati per il mancato rispetto dello Stato di diritto, con un impatto diretto sui bilanci polacchi. Tusk, tornato al governo nel 2023 con una coalizione di centro, ha promesso di invertire il processo. I veti di Duda e poi di Nawrocki, entrambi espressione della destra, hanno reso difficile procedere per via legislativa ordinaria. Alcune sentenze del Tribunale non sono state pubblicate. L’operazione del 30 ottobre è arrivata dopo che Nawrocki aveva rifiutato di giurare parte dei giudici eletti dal Sejm e Święczkowski li aveva tenuti fuori dalle funzioni.

Chi controlla il Tribunale

Il PiS ha messo in carica giudici che lo stesso Tribunale aveva giudicato irregolari e ha usato le regole di funzionamento per impedire a quelli eletti dalla nuova maggioranza di lavorare. Il governo Tusk ha fatto intervenire la polizia e ha sospeso i vertici per far entrare quei giudici. La differenza non sta solo nei metodi: il PiS ha modificato la composizione dell’organo con nomine già contestate dallo stesso Tribunale, mentre Tusk ha usato la forza pubblica su giudici eletti dal Parlamento in carica. Oggi le due parti non riconoscono pienamente l’autorità dell’altra.

Cosa succede adesso

Il Tribunale non ha una guida riconosciuta da entrambe le parti. Una sentenza firmata da giudici che l’altra parte non riconosce può essere contestata non sul contenuto, ma sulla semplice presenza di chi l’ha firmata. Negli anni scorsi trasferimenti e procedimenti disciplinari hanno già indotto alcuni giudici a evitare cause politicamente esposte.

Il controllo del Tribunale permette di bloccare leggi sgradite, annullare riforme dell’avversario e proteggere i propri provvedimenti da qualsiasi controllo di costituzionalità.

«La sospensione del presidente e del vicepresidente del Tribunale senza una procedura equa e appropriata prevista dalla legge, eseguita con il coinvolgimento della polizia, contravviene agli standard internazionali sull’indipendenza della magistratura» , ha detto Santiago Canton, segretario generale della Commissione internazionale dei giuristi. Il rischio è che il conflitto sulla composizione del Tribunale si estenda alle sue decisioni: le sentenze potrebbero non essere riconosciute da una parte delle istituzioni, lasciando cittadini e governo senza un’autorità costituzionale condivisa a cui fare riferimento.

Condividi questo articolo

Ricevi Prospettive Future

Ti arriva per email, o lo segui sul canale WhatsApp.

Segui il canale WhatsApp (esce dal sito)

Scrivi la prima opinione su questo articolo

Serve essere registrati. La redazione legge ogni proposta prima di pubblicarla; l’esito compare nel tuo profilo.