Una piazza di Asiago, i primi giorni di agosto, pioggia che va e viene. Davanti a qualche decina di ragazzi arrivati dalla provincia e da più lontano, il secondo appuntamento di PiazzAsiago Under30 ha messo allo stesso tavolo tre trentenni che di Unione europea si occupano per mestiere: uno lavora a Bruxelles, uno siede in un parlamento che nell'Unione non è mai entrato, uno fa la spola fra Milano e il Parlamento europeo. Hanno discusso un'ora e mezza.
Su Green Deal, automotive e migrazione hanno detto cose distanti. Su un punto no. Nessuno dei tre ha messo in discussione che l'Unione debba esistere, e la domanda tornata in tre forme diverse riguardava semmai quanto pesi, dentro quelle istituzioni, il voto di chi le abita. Il caso più netto lo ha portato l'unico che nell'Unione non c'è: San Marino, che dopo dieci anni di trattativa ha ottenuto dal Consiglio dell'Unione, il 17 luglio, il via libera alla firma dell'accordo di associazione.
Al tavolo c'erano Francesco Giani, capo segreteria dell'europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri; Ludovico Seppilli, vicepresidente di YEPP, l'organizzazione giovanile del Partito popolare europeo, e segretario internazionale di Forza Italia Giovani; Lorenzo Bugli, Capitano Reggente di San Marino fra l'ottobre 2025 e l'aprile 2026, oggi membro del Consiglio Grande e Generale e coordinatore dei giovani dell'Internazionale Democratica Centrista. Tre partiti diversi, e la stessa materia da maneggiare tutti i giorni.
Un network nato a Santiago nel 1961
Bugli ha aperto da lontano. L'Internazionale Democratica Centrista nasce a Santiago del Cile nel 1961 e oggi tiene insieme partiti di centro di continenti diversi, dal Venezuela all'Africa centrale. Nei giorni prima dell'incontro, ha raccontato, una videochiamata con alcuni ragazzi venezuelani sul clima politico nel loro Paese; poco prima, un confronto con partiti centro-africani alle prese con pressioni politiche e religiose che alle nostre latitudini non si incontrano. In alcuni di quei Paesi si finisce in carcere per un'opinione, e tenere aperto un canale conta più di qualsiasi cerimoniale.
È un filo che è tornato più volte. Seppilli lo ha detto parlando di YEPP, che riunisce organizzazioni giovanili di trentanove Paesi: un conservatore italiano e uno spagnolo, ha spiegato, possono avere in testa cose molto diverse pur chiamandole con la stessa parola, e il confronto serve esattamente lì. Ha aggiunto una nota che di solito resta fuori dai racconti: quasi tutti quei ragazzi lavorano gratis.
«Non è euroscetticismo»
Giani ha rovesciato il racconto corrente sui partiti sovranisti. Non uno spettro che si aggira per il continente, ha detto, ma una domanda di essere ascoltati rivolta a istituzioni percepite come lontane e burocratiche. Ha citato la Francia di Macron e la Spagna di Sánchez, presentate per anni come modelli e oggi in difficoltà su industria e politica estera. Ha citato la Germania, dove una forza tenuta ai margini per ragioni storiche comprensibili è arrivata in testa: nei sondaggi del 2026 AfD oscilla fra il 26 e il 28 per cento, davanti a CDU e CSU. Da qui il passaggio più duro. Se si continua a evocare il cordone sanitario verso partiti che restano fra i più votati d'Europa, ha chiesto, che cosa resta del dialogo su cui la democrazia dovrebbe reggersi?
Il Paese che ha passato dieci anni a bussare
Bugli siede nella commissione consiliare mista che segue il dossier europeo, e su San Marino è entrato nel dettaglio. La trattativa è cominciata nel 2015 insieme ad Andorra e Monaco, si è chiusa nel dicembre 2023 dopo il passo indietro di Monaco, e il 17 luglio 2026 il Consiglio dell'Unione ha autorizzato firma e applicazione provvisoria. Restano la firma degli Stati membri, attesa a settembre, e il consenso del Parlamento europeo.
Senza quell'accordo, ha spiegato, San Marino resterebbe a tutti gli effetti un Paese terzo: nella documentazione, nello scambio di merci, nella possibilità di fare impresa. Uno studente sammarinese non entrerebbe nell'Erasmus se non passando da accordi bilaterali dove esistono, da ambasciata e consolato dove non esistono. Per un'economia in cui il manifatturiero vale circa il 36 per cento del prodotto interno lordo, stare fuori ha un prezzo. La sua osservazione è arrivata da lì: mentre qualcuno discute di uscire, c'è chi ha impiegato dieci anni per entrare, con uno status su misura e senza rotture. Il merito dell'accelerazione finale, secondo lui, va anche al ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.
Green Deal, auto, migrazione
Seppilli ha definito il Green Deal una delle scelte peggiori degli ultimi decenni: avrebbe protetto l'ambiente scaricando il conto su industria e occupazione, l'automotive per primo. L'errore, nella sua lettura, ripete quello commesso sull'energia con la Russia, con la differenza che stavolta il beneficiario è la Cina, che controlla gran parte della filiera dell'auto elettrica.
Giani si è fermato sui numeri. L'accordo firmato da Volkswagen con IG Metall nel dicembre 2024 prevede 35 mila posti in meno in Germania entro il 2030, ottenuti senza chiusure di stabilimenti e senza licenziamenti forzati, e la componentistica lombarda, veneta e piemontese vive di quelle commesse. La sua proposta è una reindustrializzazione che passi anche dall'intelligenza artificiale, oggi in mano quasi soltanto a Stati Uniti e Cina. L'Europa è stata la prima a darsi una legge sull'IA. Il rischio, ha detto, è restare il continente che norma e non innova.
Sulla migrazione i due convergono: non immigrazione zero, ma una distinzione vera fra chi scappa da una guerra e chi non rispetta le regole del Paese che lo accoglie, sul modello svedese e danese, dove il diritto di restare si lega alla condotta e non al solo status giuridico. Giani ha richiamato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, approvato dal Parlamento il 26 giugno 2026 con 418 voti a favore e 218 contrari: consente agli Stati di aprire hub di ritorno in Paesi terzi e allunga fino a ventiquattro mesi il trattenimento di chi non collabora.
Perché non si vota
Sull'astensione le risposte si sono incastrate. Per Bugli il problema è anche di dieta informativa: algoritmi che confermano quello che già si pensa, bolle che non si toccano, e la necessità di tornare a incontrarsi in un bar o in una piazza come quella. Seppilli ha citato un dato di cui non ha indicato la fonte, quasi il 30 per cento dei giovani che alle ultime europee avrebbe deciso il voto consultando un sistema di intelligenza artificiale, e ha ricordato che quei sistemi non sono neutri rispetto alle fonti che pescano. Ha aggiunto un esperimento, anch'esso senza riferimento preciso, su automobilisti esperti che dopo un anno di auto con parcheggio automatico non sapevano più parcheggiare da soli. L'immagine vale quanto vale.
Giani ha chiuso sulla rappresentanza. I cittadini eleggono il Parlamento; la Commissione, che ha il potere di proporre le leggi europee, e il Consiglio restano fuori dal voto diretto. Ha fatto l'esempio della nomina di Ursula von der Leyen, decisa nei congressi di partito prima che nelle urne, e ha osservato che con un voto popolare forse non sarebbe nemmeno stata candidata. Se il proprio voto non sembra spostare niente, restare a casa costa poco.
Nessuno dei tre, in un'ora e mezza, ha proposto di smontare l'Unione. Hanno chiesto altro, ognuno a modo suo: che si allarghi il perimetro di chi può parlare. Ad Asiago è successo in una piazza bagnata, davanti a qualche decina di persone. Fuori da lì, l'unico dossier concreto passato da quel tavolo ha già una data: settembre, la firma degli Stati membri sull'accordo con San Marino. Poi il voto del Parlamento europeo.
