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domenica 8 novembre 2026

Prospettive Future

Innovazione e giovani

Startup Generation Challenge Verona, i giovani da trattenere

Il 9 ottobre più di 100 universitari hanno costruito progetti d'impresa alla Gran Guardia di Verona. Dalla giornata arriva un segnale chiaro: molti di loro resterebbero in Italia, se trovassero qui le opportunità che oggi cercano altrove.

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Gli organizzatori con il team vincitore

Alla Startup Generation Challenge Verona, il 9 ottobre a Palazzo della Gran Guardia, più di 100 studenti universitari divisi in 12 squadre hanno trasformato in poche ore un problema reale in un progetto d'impresa. L'iniziativa, ideata e organizzata da Alessandro Cascianelli, Marta De Vivo e Salvatore Gabriele Bochicchio, ha coinvolto ragazze e ragazzi tra i 17 e i 27 anni, chiamati a confrontarsi su alcune delle principali sfide della Generazione Z e a trasformarle, nell'arco di poche ore, in proposte concrete. La sfida si è svolta all'interno della terza edizione di RelazionExpo. A giornata finita resta un'indicazione che va oltre la gara: questi ragazzi hanno voglia di fare, e molti di loro non andrebbero all'estero se il territorio offrisse occasioni all'altezza.

Chi si aspettava una platea presente per dovere ha trovato altro. Dalla formazione dei team fino all'ultimo pitch davanti alla giuria, la sala ha tenuto un'energia che gli stessi partecipanti, a fine giornata, hanno indicato come il ricordo più forte.

Uscire dalla comfort zone, con sconosciuti

Per molti era la prima esperienza di questo tipo, in squadra con compagni conosciuti la mattina stessa. Luca Nenzi, studente dell'Università di Udine, la racconta così: «Non conoscendo praticamente nessuno, ho potuto mettermi in gioco e uscire dalla mia comfort zone. Penso sia la cosa migliore per crescere, soprattutto per noi studenti».

Nenzi è convinto che ogni studente dovrebbe provarla almeno una volta nella vita, perché «quello che ti dà è davvero unico». E tra le cose che si porta a casa mette anche il clima della sala: «L'energia da parte di tutti i giovani è stata una cosa veramente spaziale».

A dare contenuti alla giornata sono stati gli interventi di imprenditori e professionisti dell'innovazione: Michele Padovani (40 Jemz), Nicola Primieri (Fido Commercialista), Aurora Caporossi (Come Stai), Davide Dal Maso (Movimento Etico Digitale), Marta De Vivo (Periklelab), Enrico Fiore (WBAF), Bartolomeo Tiralongo (Brum). Per i ragazzi è stato il contatto più diretto con chi un'impresa l'ha costruita davvero. «Ci hanno dato spunti concreti da portare nel lavoro di squadra», conferma David Francesco Padovan, studente dell'Università di Padova.

Il progetto vincitore avvicina università e lavoro

A vincere è stato il team che ha proposto “Trajectory: l'orientamento professionale diventa un'esperienza onlife”, di cui Padovan fa parte. Il gruppo ha lavorato sul passaggio dall'università al mondo del lavoro, partendo da una constatazione che molti studenti condividono: «Spesso l'orientamento racconta le opportunità professionali, ma offre poche occasioni per sperimentarle davvero».

La proposta punta su esperienze pratiche in azienda, che permettano agli studenti di misurare le proprie competenze e capire per cosa sono portati prima di scegliere una strada. Nel team c'erano percorsi di economia e di ingegneria, e secondo Padovan è stata proprio questa la forza del gruppo: «Ognuno ha contribuito con un modo diverso di leggere il problema». La vittoria, aggiunge, «ci ha dato la motivazione per continuare a lavorarci anche dopo la conclusione della giornata».

C'è un dettaglio che merita attenzione. Il progetto premiato dalla giuria descrive esattamente la mancanza che spinge tanti giovani a cercare fuori dall'Italia la prima occasione vera.

Restare in Italia, a una condizione

Nelle conversazioni a margine della gara è tornato più volte lo stesso discorso. Molti partecipanti non vedono l'estero come una scelta obbligata e resterebbero volentieri, a patto di trovare qui opportunità concrete per lavorare o avviare un'impresa.

L'obiezione è nota: partire fa bene. Un periodo all'estero allarga competenze e contatti, e chi torna porta con sé quello che ha imparato. Il ragionamento regge quando partire è una scelta. Diventa un problema quando è l'unica strada per chi vuole fare impresa o trovare un lavoro qualificato, perché in quel caso il ritorno è tutt'altro che scontato.

I ragazzi incontrati alla Gran Guardia chiedono di poter scegliere. Il fatto che lo dicano a vent'anni, prima ancora di cercare lavoro, è un'informazione preziosa per chi governa il territorio.

Le domande per istituzioni e imprese

Se la disponibilità a restare c'è, resta da capire cosa serve per trasformarla in una scelta concreta. Il progetto vincitore indica già una direzione: gli studenti vogliono sperimentare il lavoro prima della laurea, dentro le aziende.

Le istituzioni locali sono pronte a raccogliere queste richieste, o le politiche per i giovani continueranno a essere scritte senza di loro? Quante imprese del territorio sarebbero disposte ad affidare un progetto vero a uno studente di vent'anni? E le università da cui sono arrivati i partecipanti riusciranno a trasformare una giornata come questa in un percorso che dura tutto l'anno?

La scelta passa al territorio

La Startup Generation Challenge ha mostrato che la volontà di restare esiste e si accende appena qualcuno offre un'occasione concreta. Se questi ragazzi partiranno, nei prossimi anni, dipenderà meno da loro che dalle risposte che il territorio saprà dare.

Una nota personale

*Dei giovani si dice spesso che sono inesperti, poco dediti al lavoro, con la testa tra le nuvole. Il 9 ottobre ho visto ragazzi che non si conoscevano costruire dodici progetti d'impresa in poche ore, e molte delle innovazioni che hanno cambiato il modo di lavorare sono partite proprio da persone della loro età.

Dovremmo smettere di considerarli apprendisti del mondo che verrà e iniziare ad ascoltarli per capire quello di oggi. Sostenerli nel cambiamento è il modo più concreto che abbiamo per costruire il futuro di questo territorio.*

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