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lunedì 12 ottobre 2026

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Provincia di Vicenza

Malo tra le fiamme e il silenzio politico: quando il fuoco diventa la cifra di un territorio

Dal rogo della Nuova Deroma alla ferita ancora aperta dell’intimidazione al sindaco Marsetti: l’Altovicentino si scopre vulnerabile tra emergenze ambientali, timori per l’economia locale e una politica che rischia di fermarsi alla solidarietà di rito.

Resti della Nuova Deroma dopo l'incendio
«Vedere il fuoco distruggere in poche ore anni di lavoro e sacrifici mi ha riportato inevitabilmente a quella notte del 13 luglio, quando a bruciare furono le mie aziende.»

Ci sono coincidenze che non possono lasciare indifferenti, soprattutto in una comunità di provincia dove il tessuto produttivo è l’ossatura stessa della vita civile. Quando nel pomeriggio del 1° ottobre una spaventosa colonna di fumo nero si è levata dallo stabilimento della Nuova Deroma in via Pasubio a Malo, il pensiero di molti non è andato soltanto all’immediato disastro industriale. L’incendio, che ha divorato un capannone di circa 3.000 metri quadrati tra esplosioni e danni stimati in oltre 10 milioni di euro, ha fatto riemergere con violenza i fantasmi di pochi mesi prima.

A neanche tre mesi di distanza, l’Altovicentino si ritrova nuovamente segnato dal fuoco. Se alla Deroma si parla di un incidente industriale, a luglio la matrice delle fiamme aveva il sapore ben più amaro dell’intimidazione politica e personale.

L’1 ottobre: l’inferno alla Nuova Deroma e la psicosi della nube

Il rogo ha colpito la Nuova Deroma, storica realtà produttiva di vasi in terracotta e plastica. L’allarme, scattato intorno alle 14:00, ha mobilitato un imponente schieramento di forze: vigili del fuoco da Vicenza, Thiene e Schio, ma anche da Rovigo, Padova, Verona, Treviso e Venezia. Per ore fiamme ed esplosioni hanno tenuto in scacco la zona industriale, con l’evacuazione precauzionale delle abitazioni e delle attività vicine. Lo stabile, compromesso dalle alte temperature, dovrà essere demolito.

Se fortunatamente non si sono registrati feriti, l’impatto sul territorio è stato immediato anche sul piano della salute pubblica. Su indicazione della Prefettura, il Comune di Vicenza ha attivato il Centro Operativo Comunale (COC) e adottato misure restrittive: finestre chiuse, stop alla ventilazione, raccomandazioni sul consumo di ortaggi e ricovero al chiuso per gli animali domestici.

I rilievi di ARPAV hanno confermato la portata dell’evento. In via dell’Astronomia i valori sono risultati contenuti, mentre la centralina sottovento di via Canova ha registrato una concentrazione di Benzo(a)pirene pari a 3,4 ng/m³, a fronte di un valore di riferimento annuale di 1 ng/m³. Diossine e furani (0,0161 pg/m³) sono invece rientrati nei valori di fondo regionali e ben sotto il livello di attenzione OMS (0,3 pg/m³). Il pericolo peggiore è stato evitato, ma l’episodio ha mostrato la fragilità ambientale di un’area ad alta densità produttiva.

Il filo che lega luglio a ottobre

A unire simbolicamente i due drammi è stato lo stesso sindaco di Malo, Moreno Marsetti, con un messaggio affidato ai social all’indomani dello spegnimento. «Vedere il fuoco distruggere in poche ore anni di lavoro e sacrifici mi ha riportato inevitabilmente a quella notte del 13 luglio, quando a bruciare furono le mie aziende», ha scritto, esprimendo solidarietà ai titolari e ai lavoratori e ringraziando soccorritori, ARPAV e ULSS.

Quella notte, a Isola Vicentina, un incendio doloso distrusse l’azienda di pneumatici del sindaco, dopo un volantino di minaccia lasciato sul suo cruscotto a marzo. Nonostante gli attestati di stima giunti da Venezia e da Roma, l’inchiesta ha lasciato sul terreno interrogativi pesanti sulla tutela di chi si espone in prima persona nella gestione della cosa pubblica.

Al di là della vicinanza umana, l’infilata di roghi pone una questione squisitamente politica che la classe dirigente locale non può continuare a schivare.

• La sicurezza delle zone industriali e del tessuto economico: tra i posti di lavoro a rischio e una struttura da demolire come la Deroma, l’economia dell’Altovicentino subisce colpi diretti che richiedono strategie di sostegno concrete, ben oltre i tavoli di emergenza.

• La tutela degli amministratori locali: il rogo di luglio e il volantino di marzo sono rimasti una ferita aperta. Quando un sindaco teme per la propria incolumità, la risposta delle istituzioni non può esaurirsi nei comunicati di solidarietà.

• La gestione del rischio ambientale: il coordinamento tra i Comuni e la trasparenza sui dati ARPAV mostrano che la prevenzione industriale richiede attenzione costante e controlli rigorosi.

L’Altovicentino non ha bisogno di eroi della ricostruzione né di passerelle sulle ceneri. Ha bisogno di garanzie di sicurezza, di risposte giudiziarie certe sui fatti di luglio e di una visione politica capace di proteggere chi produce e chi amministra. In caso contrario, il rischio è che a bruciare non siano soltanto i capannoni, ma la fiducia stessa dei cittadini nelle istituzioni.

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