Chi siamo, la redazione di Prospettive Future
Le persone che scrivono su Prospettive Future vengono dall’ingegneria, dal giornalismo, dalla gestione d’impresa e dal mondo delle startup, e in queste righe spiegano perché hanno scelto di farlo insieme. Le accomuna l’idea che un’opinione abbia valore quando lascia al lettore lo spazio per discuterla, e che il territorio vicentino meriti di essere raccontato da chi lo abita e prova a costruirlo.
«Siate severi, siate protagonisti, fateci sapere quale orizzonte disegna la vostra prospettiva»
La redazione
Chi si siede davanti a un foglio bianco con l’intenzione di raccontare la realtà, osserva Riccardo, ventinove anni, giornalista di professione e originario di Lonigo, corre il rischio di conoscere la verità, e si accorge presto che la verità somiglia più a un orizzonte verso cui si cammina che a un frutto da raccogliere, perché ciascuno la guarda con i propri occhi e la vede diversa da come la vede chi gli sta accanto. È un’immagine che spiega il nome di questo giornale meglio di qualunque dichiarazione di principio, e che ci torna utile anche per presentarci: Prospettive Future è un progetto piccolo e ancora in costruzione, nato dal lavoro di persone con mestieri e formazioni diverse, e a chi ha cominciato a leggerci dobbiamo qualche parola su chi siamo e sul motivo per cui abbiamo deciso di scrivere insieme.
Molti di noi appartengono alla stessa generazione, e la prima cosa che ci ha spinti a scrivere riguarda proprio i nostri coetanei. Nicolò, anche lui ventinovenne, ingegnere di Vicenza e appassionato di politica, si descrive come una persona di poche parole che ha deciso di usarle per dare voce ai propri pensieri e a quelli di chi gli sta vicino, perché vede molti ragazzi della sua età rinunciare a esprimersi e lasciare che siano altri a scegliere al loro posto. Iris, project manager e laureanda magistrale in Management e strategia d’impresa, arriva a una conclusione vicina partendo da un’esperienza diversa: lavorando a contatto con molti giovani ha trovato competenze ricche, diverse da quelle delle generazioni precedenti, che spesso aspettano soltanto di essere lette e valorizzate nel modo giusto. Le due osservazioni descrivono gli stessi ragazzi da due lati, la fatica che porta all’inerzia davanti alle difficoltà e il valore che resta inespresso, e questo giornale nasce nello spazio che le separa, con l’ambizione di convincere chi ha qualcosa da dire che vale la pena dirlo e prendere parte alle decisioni che guidano la vita di tutti i giorni.
Al modo di scrivere pensa soprattutto Umberto, che per Prospettive Future si occupa di economia e parte da una constatazione: molti argomenti arrivano al lettore già «chiusi», inquadrati da una lettura dominante che sembra non lasciare margini, e il lavoro che si è dato consiste nel riportarli a uno stato in cui sia ancora possibile ragionare. Per farlo bisogna presentare i fatti in modo che si capisca da dove si parte, quali punti restano aperti e per quale motivo certe conclusioni non sono automatiche, costruendo il ragionamento un passaggio dopo l’altro e lasciando al lettore il compito di arrivare in fondo, il che richiede più fatica e nessuna concessione alla vaghezza. È lo stesso atteggiamento che Nicolò descrive come l’abitudine a non prendere per vero tutto ciò che si sente e a cercare il significato oltre la notizia, che Iris chiama senso critico e indipendenza di pensiero e che Salvatore riassume nella preferenza per un’analisi costruita sui fatti e sulle persone più che sugli slogan.
Poi c’è il territorio da cui scriviamo, che per semplicità coincide con la città e la provincia di Vicenza. Salvatore, imprenditore vicentino, lavora ogni giorno con startup e imprenditori come Director di Startup Grind Vicenza, segretario dell’UCID di Vicenza e consulente per l’innovazione, e da quella posizione vede nascere idee e talenti che raramente trovano spazio nel racconto pubblico; vuole dare loro voce e chiedere a chi decide di che cosa abbiano bisogno per crescere senza dover andare altrove. Iris segue con particolare attenzione la politica locale, convinta che il ruolo dell’amministratore sia decisivo per il bene della comunità, e Nicolò ritiene che questo territorio meriti di più, cioè persone disposte a impegnarsi per migliorare una politica che inevitabilmente finisce per condizionare la vita di ciascuno. Il futuro di un territorio, sostiene Salvatore, si capisce guardando chi lo sta costruendo, ed è lì che vorremmo portare l’attenzione di chi ci legge, facendo domande precise a chi prende le decisioni.
Resta chi legge, ed è la parte a cui teniamo di più. Umberto osserva che un progetto piccolo ha un vantaggio sui giornali già affermati, perché non ha ancora un tono consolidato da difendere e può permettersi di non assomigliare a nessuno; se Prospettive Future funzionerà, sarà perché avrà lasciato a qualcuno la possibilità concreta di discutere ciò che scriviamo, più che per aver pronunciato un giudizio definitivo su ogni tema. Riccardo usa un’immagine più letteraria per dire la stessa cosa: l’interpretazione di chi scrive resta incompleta finché non incontra quella di chi legge, e soltanto dallo scambio tra sguardi che non coincidono possono nascere intersezioni dove prima correvano linee parallele. Iris lo chiama dialogo tra generazioni e ascolto reciproco, e lo considera la condizione per costruire un futuro condiviso.
Per questo chiediamo ai lettori, con le parole di Riccardo, di essere severi con noi e di farci sapere quale orizzonte disegna la loro prospettiva, soprattutto quando non coincide con la nostra. Il futuro di cui parla il nome di questo giornale, come scrive Nicolò, si costruisce insieme.
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