Caregiver, il Veneto li riconosce per legge (finalmente)
Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all'unanimità la legge che riconosce chi assiste una persona cara non autosufficiente. Le risorse sono contenute e il testo esclude contributi diretti alle famiglie; in compenso definisce per la prima volta una rete di servizi attorno ai caregiver, proprio mentre il disegno di legge del governo arriva alla Camera.

«Il Veneto oggi ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura»
Il 29 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all'unanimità il progetto di legge 81 sul riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare, e il presidente della Regione Alberto Stefani ha commentato il voto con una frase che descrive bene il percorso del provvedimento: «Oggi non vince una parte, oggi vince il Veneto». Il testo porta la prima firma di Chiara Luisetto, consigliera del Partito democratico e relatrice in aula, affiancata come correlatore dal capogruppo della Lega-Liga Veneta Riccardo Barbisan, e lo stesso Stefani ne è cofirmatario, dopo averne fatto uno degli impegni del discorso con cui, all'inizio della legislatura, aveva presentato il proprio programma all'assemblea.
In un Consiglio che sui temi sanitari ha conosciuto negli ultimi anni divisioni profonde, a cominciare da quella sul fine vita, la scelta della maggioranza di lavorare su una proposta nata dall'opposizione, rafforzandola anziché sostituirla con un testo proprio, ha reso possibile un voto che raramente si vede su una legge di spesa sociale, e ha consegnato al presidente un risultato che egli stesso ha rivendicato come una «promessa mantenuta».
Era ora che qualcuno si accorgesse di loro
Le persone di cui la legge si occupa sono quelle che, in famiglia o nella cerchia degli affetti, assistono ogni giorno un anziano non autosufficiente, un figlio con disabilità grave o un coniuge malato, spesso per anni e quasi sempre senza alcun riconoscimento formale. In Italia, secondo le stime dell'Istat riprese dalle associazioni, sono circa sette milioni, per il 60 per cento donne, e il loro numero è destinato a crescere con l'invecchiamento della popolazione, dato che la quota di ultrasessantacinquenni, oggi intorno al 24 per cento, dovrebbe superare il 34 per cento entro il 2050. Quanti siano in Veneto nessuno lo sa con precisione: la Regione parla di oltre 260mila persone, la prima firmataria e le associazioni di circa 600mila, e la distanza tra le due cifre, che dipende dai criteri con cui si definisce l'assistenza prestata, è già il segno di una presenza che le statistiche pubbliche hanno finora registrato a fatica. Il modello veneto della domiciliarità, che attraverso le impegnative di cura domiciliare riconosce alle famiglie contributi tra 400 e 800 euro al mese in base alla gravità della condizione e all'ISEE, ha fatto per decenni affidamento su questa rete informale, senza mai occuparsi in modo organico di chi la regge.
Sportelli, formazione e sollievo
La legge interviene proprio su questo punto. La definizione di caregiver riprende quella introdotta dalla legge di bilancio statale del 2017, cioè la persona che si prende cura volontariamente e gratuitamente di un familiare non autosufficiente, e la estende oltre i vincoli di parentela e di convivenza, includendo chi assiste un amico, un vicino o una persona a cui è legato da un rapporto affettivo, purché con il consenso dell'assistito e all'interno del piano assistenziale individualizzato. A chi rientra in questa definizione la Regione garantisce un punto unico di informazione e orientamento nelle Case della comunità delle Ulss, formazione gratuita, sostegno psicologico e gruppi di auto-aiuto, visite specialistiche a domicilio, telemedicina e teleassistenza, e soprattutto interventi di sollievo, programmati o d'urgenza, con i quali un operatore sociosanitario può sostituire temporaneamente il familiare quando questi si ammala o ha bisogno di fermarsi.
Un capitolo è dedicato ai giovani caregiver, con protocolli con scuole e università per evitare che l'assistenza interrompa gli studi, e uno a chi assiste avendo già superato i 65 anni. Le competenze acquisite potranno essere certificate attraverso Veneto Lavoro, e la Regione si impegna a promuovere con le imprese forme di flessibilità oraria e di welfare aziendale. Completano il quadro un tavolo permanente presso la Giunta e una giornata regionale del caregiver, fissata al 6 ottobre. Dalla pubblicazione nel Bollettino ufficiale la Giunta avrà novanta giorni per approvare le linee guida destinate alle Ulss e agli ambiti sociali, e centottanta per definire i criteri di certificazione delle competenze.
Come sempre, mancano i soldi
Il punto debole del provvedimento, sul quale si sono concentrate le osservazioni più severe, è la dotazione finanziaria. Per il 2026 sono stanziati 250mila euro e per ciascuno dei due anni successivi poco meno di un milione destinato ai servizi, oltre a 50mila euro per le iniziative di sensibilizzazione: una somma che, rapportata alla platea stimata, corrisponde a pochi euro l'anno per ciascun caregiver, e che le associazioni hanno messo a confronto con i 7 milioni con cui l'Emilia-Romagna, prima regione a dotarsi di una legge sul tema, finanzia la propria. La legge, inoltre, non prevede assegni mensili e non può intervenire su permessi lavorativi e contributi previdenziali, materie riservate allo Stato.
Questi fondi vanno però letti insieme a quelli già destinati alla non autosufficienza, ai quali a giugno la Giunta ha assegnato 78,9 milioni di euro, comprese le risorse per le famiglie e i caregiver e un'integrazione regionale di 7,4 milioni, perché servono a finanziare ciò che finora mancava del tutto, cioè servizi pensati per chi assiste oltre che per la persona assistita. L'obiettivo dichiarato è aumentare lo stanziamento con la prossima legge di bilancio regionale, che sarà, insieme al rispetto dei tempi per le linee guida, la prima verifica concreta della volontà espressa dal voto unanime.
A Roma invece?
La legge veneta arriva nelle stesse ore in cui il Parlamento affronta, dopo dieci anni e oltre trenta proposte rimaste senza esito, il primo disegno di legge del governo sul caregiver familiare. Il testo della ministra per le Disabilità, la leghista Alessandra Locatelli, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio e finanziato dalla legge di bilancio con 257 milioni di euro per il 2027 e 260 a partire dal 2028 (la dotazione più alta mai associata a una proposta su questo tema) ha concluso il 16 settembre l'esame in commissione Affari sociali ed è atteso nell'aula di Montecitorio dal 2 ottobre. Le modifiche approvate in commissione hanno alzato da 15mila a 25mila euro la soglia ISEE per accedere al contributo e hanno esteso il riconoscimento ai caregiver minorenni, mentre le associazioni continuano a contestare i requisiti del sostegno economico, riservato ai conviventi che prestano oltre 91 ore settimanali di assistenza e dispongono di redditi molto bassi, e il fatto che oltre i 15mila euro di ISEE il contributo possa scendere fino a circa 40 euro al mese. Loredana Ligabue, segretaria dell'associazione CARER, ha sostenuto che la legge veneta dimostra come il territorio veda una realtà che Roma continua a negare.
Stato e Regione, due binari diversi
Messi uno accanto all'altro, i due testi mostrano una divisione del lavoro più coerente di quanto la polemica lasci intendere. Allo Stato spetta ciò che la Costituzione gli riserva, il sostegno economico, i permessi e le tutele previdenziali, e il disegno di legge del governo è il primo a stanziare risorse dedicate dopo un decennio di proposte rimaste sulla carta; alla Regione spetta l'organizzazione dei servizi sanitari e sociali, ed è lì che la legge veneta interviene, collocando il caregiver dentro la rete delle Ulss e dei Comuni invece di lasciarlo, come è accaduto finora, a supplire da solo alle carenze del sistema. Ne emerge un'idea di welfare che riconosce alla famiglia e alle reti di prossimità un ruolo che nessun servizio pubblico potrebbe sostituire, e che chiede alle istituzioni di sostenerle anziché sovrapporsi a esse, secondo il principio di sussidiarietà che ispira, a Venezia come a Roma, l'azione dei due governi.
Perché quell'idea regga alla prova dei fatti serviranno risorse più ampie, linee guida approvate nei tempi e personale sufficiente negli sportelli delle Case della comunità. Fino ad allora, per le centinaia di migliaia di veneti che ogni mattina si occupano di un genitore, di un figlio o di un vicino, la legge vale come un impegno preso davanti all'intero Consiglio. Il resto lo dirà la prossima manovra regionale.