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giovedì 24 settembre 2026

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Provincia di Vicenza

Casa dei Comuni in Provincia di Vicenza: cosa succede

Ottantacinque sindaci chiedono il ritorno a un modello che per anni ha retto la Provincia di Vicenza oltre le appartenenze di partito. Nato nel 2014 e accantonato nel 2024, il progetto Casa dei Comuni torna oggi al centro del dibattito politico, in vista del rinnovo di Consiglio e Presidenza atteso a inizio 2027.

L'ingresso di Palazzo Godi Nievo, sede della Provincia di Vicenza
«Casa è il luogo onde si parte»

Un progetto, la Casa dei Comuni, che torna con decisione ad animare le discussioni degli amministratori della Provincia di Vicenza, dopo un’attività decennale accantonata nel 2024. L’idea che ne determinò la nascita, quella di uno spazio nel quale i sindaci vicentini potessero confrontarsi al di là delle logiche partitiche sull’amministrazione della Provincia, vede oggi il sostegno di 85 primi cittadini (su un totale di 111) e le imminenti elezioni provinciali a farne uno dei temi chiave di questi mesi.

Il ruolo della Provincia

La prima Casa dei Comuni nasce nel 2014 in breve successione con la riforma Delrio, una riforma per la quale non sono più i cittadini a votare Presidente e Consiglio Provinciale, ma i sindaci e i consiglieri comunali del territorio di riferimento. Le Province persero così parte della loro “visibilità” nei confronti della cittadinanza, ma non per questo diverse delle loro più concrete competenze: la manutenzione di buona parte delle strade extra urbane resta a loro carico, così come la pianificazione territoriale, la programmazione e l’edilizia delle scuole superiori, in molti casi la gestione dei trasporti extra urbani. Per le Province venete, poi, la Regione ha allargato il novero delle competenze, sommando tra le altre anche quelle di caccia e pesca.

Nonostante con la riforma la connessione diretta tra cittadino e Provincia si sia allentata, quindi, quella tra quest’ultima e comuni resta di primaria importanza, specialmente per quelli di più piccole dimensioni e ancora più ridotti bilanci. È in quest’ottica che il discorso tra un Presidente e un Consiglio provinciale di proiezione partitica piuttosto che frutto di valutazione condivisa tra amministratori locali non assume solo i contorni della vicenda politica, ma trova la sua ragion d’essere sui temi del quotidiano, dalle strade, alle scuole, al dissesto idrogeologico.

Un modello che ha funzionato per un decennio

Padre della Casa dei Comuni è nel 2014 Valter Orsi, al tempo sindaco di Schio, che trova nell’allora Presidente della Provincia di Vicenza Achille Variati un convinto sostenitore del progetto. L’idea, quella di un’amministrazione che mettesse al centro della propria azione le esigenze concrete del territorio al di là delle logiche di partito, resse per circa dieci anni.

Dopo Variati la Presidenza passa a Francesco Rucco, quindi, nel 2023, l’elezione di Andrea Nardin, all’epoca espressione dell’area civica e votato trasversalmente da amministratori afferenti ad entrambi gli schieramenti politici.

A rompere questo equilibrio furono le elezioni del consiglio provinciale del settembre 2024. A presentarsi al voto non furono più solo liste di natura territoriale (come era stato nel 2021 con le liste “Casa dei Comuni Nord” e “Casa dei Comuni Sud”) ma la lista “Casa Civica”, la lista di centrosinistra “Vicenza in Comune” e “il Centrodestra Uniti per Vicenza”. Sarà quest’ultima a prevalere, ottenendo otto seggi e imprimendo alla giunta Nardin una chiara identità politica.

La svolta del 2024 non ha paralizzato le attività della Provincia, ma ha posto una pietra sull’esperimento nato dieci anni prima, chiarendo l’esplicito rientro delle bandiere di partito nell’agone provinciale. Almeno fino ad oggi.

85 sindaci vicentini firmano per una nuova Casa dei Comuni

Il 18 luglio scorso i sindaci dei nove più grandi Comuni della Provincia di Vicenza, quelli che superano i quindicimila abitanti, si riuniscono. Presenti Giacomo Possamai (primo cittadino di Vicenza), Nicola Finco (Bassano del Grappa), Riccardo Masiero (Arzignano), Cristina Marigo (Schio), Giampi Michelusi (Thiene), Maurizio Zordan (Valdagno), Silvio Parise (Montecchio Maggiore), Pierluigi Giacomello (Lonigo), Giannantonio Stangherlin (Cassola).

A margine dell’incontro la firma di un documento congiunto, trasversale, per il ritorno al modello che fu la Casa dei Comuni. Nelle settimane seguenti l’adesione al “documento dei nove” si allarga via via anche ai centri più piccoli. Ad oggi sono 85 i comuni vicentini che vi aderiscono, su un totale di 111 in tutta la provincia.

Anche da parte dei partiti si è in realtà finora dimostrata una certa apertura al progetto: non solo da parte di PD e Lega (dei quali i principali promotori dell’iniziativa, Possamai e Finco, sono rispettivi rappresentanti) ma anche da Forza Italia, con il consigliere regionale Jacopo Maltauro che a pochi giorni dalla prima firma ne aveva rilanciato l’idea.

Le voci critiche

Principale voce contraria al progetto resta al momento quella di Fratelli d’Italia. Il coordinamento provinciale e regionale del partito della premier ha fatto sapere sin da subito di non appoggiare la proposta, ritenendo il lavoro svolto negli ultimi due anni dalla giunta di centrodestra prova di efficienza a sostegno di una nuova candidatura politica.

A questo tema si aggiunge il distinguo di Francesco Rucco (oggi Vice Presidente Vicario del Consiglio Regionale, eletto con Fratelli d’Italia, e già Presidente della Provincia di Vicenza tra il 2018 e il 2023): la Casa dei Comuni, a suo giudizio, rispondeva ad un momento segnato dall’incertezza seguita alla riforma Delrio, oggi rischierebbe di trasformarsi in un accordo tra due figure forti sul territorio.

Si tratta di obiezioni ascoltate ma che restano al momento minoritarie, e che fanno di Fratelli d’Italia la sola forza politica ad aver respinto in blocco l’iniziativa.

Cosa succede adesso

I prossimi saranno mesi intensi per la provincia di Vicenza: l’inizio del 2027 sarà segnato infatti sia dal rinnovo del Consiglio che dal voto per il nuovo Presidente. Si vedrà allora se il modello, già sperimentato con successo nel 2021, sarà vincente. Se il fronte trasversale a cui oggi assistiamo saprà trasformare l’adesione di principio in liste condivise.

Sul nome del futuro presidente, intanto, non c’è ancora una sintesi. Rumor ripresi in queste settimane da alcune testate locali (e dal presidente uscente Nardin) citano il sindaco di Bassano del Grappa Nicola Finco, ma – come detto – mancano conferme in merito (e sarebbe anzi strano, in questa fase di assestamento degli equilibri, riceverne). Più diretto Giacomo Possamai, che a domanda diretta in merito ad un suo possibile ruolo a capo della provincia, in affiancamento a quello di primo cittadino di Vicenza (come già era stato per Variati e Rucco), ha negato categoricamente l’ipotesi.

Ad essere sicura è invece lo stato della Casa dei Comuni, attualmente in fase di costruzione. Una costruzione a cui restano pochi mesi per presentare un disegno completo, ma alla quale sono bastate poche settimane per trovare un’adesione capace di superare i confini territoriali, demografici e partitici (probabilmente i più impervi). Un dato che, al di là dei risultati delle prossime elezioni provinciali, rivela con chiarezza quale sia, ad oggi, la sensibilità locale verso una Provincia pensata come casa comune, più che come terreno di scontro tra partiti.

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